"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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I tuoi piedi camminano su una strada...ma il tuo cuore deve battere sul mondo intero

Un cielo un po’nuvoloso, qualche goccia di pioggia, un gruppo di persone che danno colore al grigiore di una giornata come tante altre, ma che si trovano tutte in un luogo preciso, per lo stesso motivo, una marcia che le porterà ad incontrare altra gente che come loro ha deciso di donare ore della loro domenica, del loro riposo, per una causa più che nobile: la pace.

Ecco da cosa prende vita la marcia della Pace che si è tenuta lo scorso 13 Ottobre.
Per il secondo anno, infatti, chi ha voluto partecipare alla marcia, si è messo “sulle strade del mondo” per far capire che la pace nasce proprio sul cammino che la vita ci offre ogni giorno, nei rapporti con chi ci sta accanto, nelle piccole cose e non dai grandi gesti.
Nessuno di coloro che ha partecipato a questa lunga camminata pensava di cambiare il mondo, perché purtroppo il mondo non si cambia così facilmente, ma essi erano consapevoli di essere un piccolo segno, una luce, tra l’indifferenza che spesso pervade le persone.
Perché la verità è che la gente pensa di non poter far davvero niente per la pace in quanto è fortemente convinta che se non possono fare molto le grandi personalità della terra “che cosa potrebbe fare una persona come me?”.
Non dobbiamo però dimenticare che “si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo” (The butterfly effect).
Ecco perché la pace la può creare e diffondere ognuno di noi nella propria quotidianità. Non bisogna pensare a chissà quali azioni, basta essere prima di tutto in pace con se stessi.
E questo significa riuscire a regalare un sorriso a chi si incontra.
Significa guardarsi allo specchio ed essere tutto sommato fieri di quello che si è.
Significa fermarsi un attimo, prendere tempo e pensare al fatto che anche se ci lamentiamo tanto, siamo delle persone fortunate perché abbiamo avuto la possibilità di svegliarci anche questa mattina, potendo così realizzare i nostri sogni e le nostre ambizioni.
Significa saper parlare piano, anche se tutto il resto del mondo che ci circonda sta urlando.
Significa rispettare le idee altrui, anche quando sono diverse dalle nostre.
Insomma, significa essere noi stessi per fare il primo passo verso la pace.
Se teniamo ben presente tutto questo pensiamo che possiamo ritenerci già soddisfatti, perché la pace si sta costruendo, proprio a partire da noi.

“Quando volete illuminare una stanza, accendete una lampada. Ogni essere umano è una lampada. Se volete la pace sulla terra, dovete accendere queste lampade chiamate esseri umani.”

 

Leggi anche:In cammino...per la pace!

Qui puoi scaricare il materiale della 1^ Giornata Mondiale dei Poveri e le registrazioni del primo Convegno diocesano delle Caritas Parrocchiali.

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