"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

Rifugio San Martino ad un mese dall’apertura

Un licenziamento, una lite familiare, una malattia, un momento di difficoltà, non sono più eventi eccezionali, e spesso portano le persone a trovarsi senza un tetto sulla testa, nell’impossibilità di pagare un affitto o una stanza. Si entra allora in una spirale di lotta per la sopravvivenza e per conservare la dignità. Mangiare, lavarsi, riscaldarsi, cambiarsi d’abito, diventano problemi assillanti. Uscirne da soli e senza aiuti è pressoché impossibile. Crediamo che come comunità cristiana non si possa assistere passivamente a questa situazione né considerare “naturale” un certo tasso di povertà estrema.

Proprio per questi motivi domenica 8 dicembre è avvenuta  l’inaugurazione del Rifugio San Martino in via Civerchi a Crema: una risposta all’emergenza dei singoli non per sentirsi “benefattori che dall’alto fanno cedere le briciole nelle tasche dei poveri, ma dei fratelli che hanno bisogno di ricevere dai poveri, che sono un dono per ritrovare un’umanità comune”. Non un’opera solo di carità, ma un’opera, riprendendo le parole del Vescovo Oscar “che possa essere di aiuto non solo ai poveri e ai bisognosi ma anche ai tanti volontari che hanno dato la disponibilità a collaborare”.

Ad oggi il “Rifugio” è quasi al completo, sono presenti, infatti, 14 ospiti sui 18 posti a disposizione, ma nelle ultime notti in qualche occasione sono stati occupati tutti i letti. Le persone che hanno fatto richiesta d’ingresso hanno lo stesso problema: mancanza di un posto sicuro e caldo dove passare la notte. Ogni accolto porta con sé una storia e durante la permanenza al dormitorio si ha la possibilità di conoscerla: si tratta di persone cresciute sul nostro territorio che hanno perso la casa a causa della crisi economica o per altre ragioni legate a problemi di dipendenza, si tratta di migranti che hanno lasciato la loro terra d’origine per cercare in Italia la possibilità di aiutare i familiari ma che non hanno visto realizzarsi i loro progetti, si tratta di persone che non riescono a sostenere le spese domestiche e che si ritrovano ad affrontare l’inverno senza le forniture.. Gli accolti sono tutti uomini, solo una donna, in questo periodo, ha fatto accesso presso la struttura, anche perché sul territorio ci sono altre strutture votate all’accoglienza femminile.

Il dormitorio è gestito dalla Caritas Diocesana che si avvale della preziosa collaborazione di due operatori presenti tutte le sere e le mattine nei periodi di ingresso ed uscita degli accolti. Compito fondamentale è quello dell’accoglienza serale degli ospiti, soprattutto se si tratta del primo accesso, e della gestione del “Rifugio” con particolare attenzione alla parte “domestica” (prodotti per l’igiene personale, alimenti per la prima colazione..).

Tassello fondamentale per la sostenibilità del progetto è la presenza di molti volontari: ad oggi sono 35 le persone che hanno messo a disposizione il loro tempo. In molti si sono resi disponibili a trascorrere una notte in dormitorio con cadenza settimanale o quindicinale: la presenza presso il “Rifugio” permette ai volontari di stare con gli ospiti e poter conoscere i loro vissuti e le loro prospettive, si ha la possibilità di venire a contatto con una realtà che spesso non viene ascoltata e di cui non si è a conoscenza. La presenza dei volontari risulta di notevole importanza anche per gli ospiti stessi perché hanno la possibilità di raccontarsi e di sentirsi ascoltati. Quella dei volontari, per la Caritas diocesana, è una scelta strategica: scegliere di donare il proprio tempo agli ultimi e ai sofferenti diventa occasione per incontrare il volto di Cristo. Chi ha conosciuto da vicino queste situazioni ha scoperto che i senza fissa dimora (non intesi come i classici clochard, ma come persone che non hanno più un alloggio) non vengono da un altro pianeta, non sono distanti da noi, non hanno una diversità inscritta nel patrimonio genetico…la povertà non è una predestinazione. Al contrario, sono figli del nostro mondo, della nostra società, di questa città, di questa crisi economica, del dissolversi della famiglia, del diffondersi del disagio, dello smarrirsi.

 

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