"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

Rifugio San Martino: la testimonianza di un volontario

Si concluderà il 30 Aprile l’esperienza del “Rifugio San Martino”, il dormitorio voluto dalla Diocesi per affrontare l’emergenza di quanti avrebbero rischiato di vivere i mesi invernali al freddo, aperto dalla Caritas diocesana lo scorso 2 dicembre grazie all’aiuto di tanti fedeli. In questi 4 mesi* il dormitorio ha accolto 55 persone, di cui 14 italiani e 41 stranieri (in prevalenza Egiziani, Tunisini, Marocchini, Indiani, Ecuadoregni), tutti provenienti dal territorio diocesano e gran parte di questi residenti nel Comune di Crema.

Accanto a chi si è fermato solo per qualche notte (tra questi un’unica donna, accolta per una notte), altri hanno trovato nel Rifugio un’accoglienza più duratura: in media la permanenza è stata di 20 notti per accolto. Oltre ad un posto caldo per dormire, agli accolti è stata offerta la possibilità delle docce e della colazione. Il dormitorio dispone di 20 posti letto, di cui 2 riservati ai 43 volontari che affiancati dagli operatori Roberto e William, ogni notte, in coppia, si sono alternati in questi mesi per offrire una presenza amica della Chiesa cremasca alle persone accolte. Ad uno di loro abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.

*dati al 31 Marzo 2014

 

Buongiorno, sono Mario e mi è stato chiesto di scrivere della forte esperienza vissuta come volontario al rifugio San Martino, aperto durante questo inverno a Crema. Lo farò condensando il tutto attraverso due brevi scene che mi hanno toccato il cuore.

Nei primi giorni, prima dell'alba, sentendo dei rumori  andai a vedere cosa fosse e trovai un uomo che stava pregando rivolto verso la mecca. E' stata una bella sorpresa perché l'accoglienza dell'altro passa anche attraverso il rispetto della propria vita spirituale.

Nella seconda, che non ho vissuto direttamente, ma che ho raccolto dalla testimonianza dell'operatore e di quanti si sono fatti prossimi nei confronti di un loro compagno di camera. Una sera fredda, hanno visto questo fratello che per gli eccessi dell'alcol era caduto sul bordo dello specchio d'acqua nel parco, bagnandosi i vestiti. Vedendolo in quelle condizioni, lo hanno aiutato a raggiungere il rifugio. Lo hanno aiutato a salire le scale, lo hanno aiutato a togliersi i vestiti fradici per potersi riscaldare con una doccia. Ed infine, una volta asciugato lo hanno aiutato a rivestirsi per poter sistemarsi al riparo, da quella notte gelida, nel proprio letto. Questa solidarietà fraterna ho avuto modo di sperimentarla molte volte, anche se in maniera meno evidente, e personalmente credo che solo il fatto di accostarsi a loro in atteggiamento di ascolto, cercando di capirne i problemi come anche far leva sulle potenzialità di ognuno, possa anche in alcuni casi aver dato il coraggio di trovare soluzioni, alcuni di loro li ho visti partire per un posto dove lavorare od anche ricongiungersi con la famiglia lontana.

Il rifugio San Martino mi ha dato la possibilità di sperimentare quella carità cristiana che va oltre la superficie,  cerca di avvicinarsi e farsi più prossimo.

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