"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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Il segno di Pasqua: famiglie che accolgono

A partire dal 10 aprile la memoria è tornata a maggio 2011 quando presso la Caritas Diocesana arrivarono dieci migranti sbarcati a Lampedusa con i barconi. Oggi a distanza di tre anni la storia si ripete: cinque ragazzi, quattro nigeriani e un egiziano, arrivano presso la Casa Accoglienza dopo essere stati alloggiati per un periodo a Lampedusa. Si tratta di ragazzi, tutti compresi tra i 20 ed i 25 anni, che vivevano e lavoravano in Libia prima che la guerra avesse inizio.

Con l’avvio della crisi questi uomini sono dovuti scappare per ragioni di sicurezza perdendo così casa e lavoro, quanto cioè si erano guadagnati con fatica attraverso numerosi sacrifici personali (a partire proprio dall’abbandono dei loro paesi di origine).

Inizialmente gli operatori della Caritas Diocesana, con l’aiuto di un mediatore, hanno ascoltato il racconto dei ragazzi giunti a Crema capendo le motivazioni per le quali sono scappati dalla Libia, conoscendo il loro passato, ascoltando le prospettive future e interrogandosi sulle modalità di ospitalità e come integrare i migranti sul territorio della Diocesi.

Grazie alla disponibilità di alcuni volontari, coordinati da un operatore della Caritas Diocesana, è stata prospettata una “scuola di italiano” che vedrà impegnati i migranti per alcuni giorni alla settimana con la speranza che conoscendo la lingua l’obiettivo dell’integrazione e del loro impegno quotidiano fosse raggiungibile più semplicemente.

L’ultima riunione di Giovedì in Prefettura fa pensare che non saranno gli ultimi arrivi ma è probabile che nel prossimo periodo nuove persone potrebbero arrivare sul nostro territorio.

Questo fenomeno ci interroga come comunità sull’apertura e sull’accoglienza che siamo disposti a mettere in gioco, a cogliere questi incontri come occasioni di riconoscimento del fratello che ancora non conosciamo, che viene da mondi e situazioni a noi sconosciute ma che incrocia la nostra strada.

La Resurrezione che siamo chiamati a vivere in questi giorni passa anche attraverso queste vite che sono ora vicine a noi.

Le strutture caritative hanno accolto questi ragazzi ma il sogno è quello di vedere anche comunità e famiglie, accompagnate, che si aprono all’accoglienza e alla disponibilità a condividere questa emergenza, segno vero e testimonianza dell’amore di Dio.

Chi fosse interessato a dare la propria disponibilità per questa particolare forma di affido può contattare la Caritas diocesana di Crema (www.caritascrema.it) per avere maggiori informazioni e dare la propria disponibilità.

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