"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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S. Stefano: pranzo di condivisione

Si chiama tradizione, ma se ripetuta ogni volta con passione ed entusiasmo si trasforma in una festa, sempre la stessa ma sempre diversa.

Lo è per ciascuno di noi il Natale, con i suoi riti e il suo ritrovarsi in famiglia: la S. Messa nella notte della vigilia, il pranzo con la famiglia, la tombola sulla tavolo, la promessa costante di non esagerare con il cibo e il ritrovarsi sempre e comunque la sera pieni zeppi.

 

Lo è, per chi conosce bene la Caritas, il pranzo di Santo Stefano: una proposta di condivisone in cui nessuno serve, nessuno è ospite, ognuno porta quello che può, aiuta e condivide la sua giornata con gli altri.

L’appuntamento è stato, anche per quest’anno, alle ore 11.00 del 26 dicembre: S. Messa celebrata dal direttore Don Francesco Gipponi, mentre qualche edificio più in là i nostri più esperti volontari di cucina si davano da fare per accogliere al meglio tutti gli invitati. Ore 12.30 al via con gli antipasti, e tra una portata e l’altra tanta allegria e tanto gioco. I 130 invitati, infatti, hanno partecipato nel primo pomeriggio ad una super tombola.

 

Il pranzo accoglie ogni anno chiunque “voglia stare insieme a passare un momento diverso”:  non è un pranzo per i poveri, ma aperto a tutti, ai volontari, alle persone accolte nelle strutture, alle parrocchie, ai giovani, alle persone incontrate al Centro di Ascolto… insomma, a tutti gli amici (in ogni senso si possa intendere) della Caritas.

Una scelta di condivisione che trova fondamento e riscontro nelle parole di Papa Francesco alle diocesi sarde colpite dall’alluvione: "La Caritas è espressione della comunità, e la forza della comunità cristiana è far crescere la società dall’interno, come il lievito. Penso alle vostre iniziative con i detenuti nelle carceri, penso al volontariato di tante associazioni, alla solidarietà con le famiglie che soffrono di più a causa della mancanza di lavoro. In questo vi dico: coraggio! Non lasciatevi rubare la speranza e andate avanti! Che non ve la rubino! Al contrario: seminare speranza!". (Discorso del Santo Padre a Cagliari - Domenica, 22 settembre 2013)

 

Una giornata ricca di sorrisi e spensieratezza, un segnale di solidarietà, un modo in più perché il Natale sia “una occasione di vera fraternità, un tempo per riannodare relazioni interrotte con tante persone e magari anche con Dio. Sentiamo tutti un estremo bisogno di gesti di solidarietà, di vicinanza discreta a tante persone ferite, colpite dalla crisi: essa non è solo economica, ma anche e soprattutto spirituale” (Vescovo Oscar).

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