"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

Testimonianza. Majd, ingegnere 47 anni, Abir, casalinga, 35 anni, Tarek, studente, 9 anni. Siriani.

Sai dirci dove possiamo comprare le scarpe per mia moglie? Adesso ha dei sandali, ma inizia a fare fresco. Scusaci per il disturbo, ma non conosciamo nulla di questa città, Crema. Le scarpe non le abbiamo, non perché non siamo poveri o chissà che cosa [ci tiene a precisare], non le abbiamo perché le abbiamo regalate sulla barca, quella con cui siamo arrivati in Italia.

C’erano molte persone senza scarpe. Molto povere. Comunque avevamo anche tre valige di vestiti, quando siamo partiti dalla Siria, ma una volta arrivati in Algeria e poi in Libia, ci hanno derubato più volte, non solo dei soldi, ma anche di tutti i vestiti. Ma non importa, tanto sulla barca non li avremmo potuti portare, non fanno portare nulla, perché vogliono che ci sia spazio per più persone possibili, per guadagnare, capisci? Comunque siamo siriani, di Latakia: è bella Latakia, ci sono anche rovine romane, dovresti vedere. Vedi, siamo un po’ italiani. (Risate). Siamo scappati qualche mese fa.  Dalla guerra? Non esattamente: Latakia è sul mare e non è molto colpita dalla guerra, quella che sentite alla tv. Purtroppo però è piena di milizie armate, non ti puoi fidare di nessuno. È diventato un posto pericoloso. Io sono stato rapito e tenuto sequestrato per più di trenta giorni, finché mia moglie non ha pagato il riscatto. Ma non potevamo rimanere oltre, per nostro figlio capisci, ha 9 anni. Abbiamo lasciato una casa, io avevo una ditta privata e un buon lavoro. Mia moglie è artista, ti farò vedere le foto delle cose che fa. Siamo andati in Turchia un paio di mesi, ospiti da mia cognata. Avevamo quasi pensato di stabilirci lì, ma non sappiamo il turco ed è un luogo e me non familiare. Io ho studiato in Germania e in Repubblica Ceca, economia e finanza. Conosco otto lingue ma purtroppo non il turco. Abbiamo deciso di proseguire per l’Europa, certi che per noi siriani, in fuga dalla guerra, sarebbe stato più semplice. Siria-Turchia-Algeria-Libia-Italia. Il viaggio in barca lo abbiamo dovuto fare per forza, per raggiungere l’Europa. Ma è pericoloso, non hai idea di quante barche affondano in territorio libico. Oltre che costoso. Ma per i migranti africani è peggio, non hanno soldi e devono attraversare un intero deserto prima di arrivare sulla costa libica. Una volta arrivati in Italia la storia la sai: siamo stati soccorsi dalla marina, siamo arrivati a Palermo e da lì ci hanno mandati su un aereo verso Milano, poi siamo stati divisi nelle varie strutture di accoglienza. E noi siamo arrivati alla Caritas di Crema.

Crema mi piace, se avessi qualche possibilità qui, mi fermerei, ma non ho contatti, non so la lingua. Domani ripartiamo per il Lussemburgo, abbiamo amici lì. Speriamo non ci fermino alle dogane, non abbiamo documenti, se non i nostri passaporti.

Dove andremo? Olanda, o al massimo Germania. Che Dio ci accompagni. Prega per noi, e noi per te. Non torneremo in Siria. Vorremmo trovare un posto tranquillo, siamo stanchi di viaggiare.

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