"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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Welcome: il diario di una volontaria

 

Arrivano i migranti. I profughi. Quelli delle carrette del mare. Quelli dei telegiornali. Dei tanti morti che fanno sembrare il mare più fondo.

Emergenza Nord Africa. L’accoglienza che mette in gioco più attori, in più provincie. L’accoglienza che manda (ci manda) un po’ in crisi. Operazione mare nostrum. Prefetture, comuni, strutture di accoglienza, privati, coordinamento, polizia, soccorsi.

A Crema ci sono venti posti messi a disposizione dalla Caritas. Raramente restano vacanti, soprattutto nei mesi estivi, quelli degli sbarchi, quelli dei barconi, o sarebbe meglio chiamarle barchette. Sembrano quelle che facevo da piccola con i gusci di noce.

 

È arrivata la telefonata. Ne arrivano quattro nuovi, li andiamo a prendere stanotte a Malpensa. Non sappiamo chi sono, da dove vengono. Solo che saranno uomini. È strano, sembra di andare a prendere degli ospiti, di cui non sai nulla. Chissà come si chiamano? saranno stanchi? Il loro viaggio? E loro? Le loro famiglie? Parleranno inglese?

Arriviamo a Malpensa, il volo è in ritardo. Guardo il tabellone. Aspettiamo un volo da Olbia e ci chiediamo quale strano giro possano aver fatto per essere su un volo che viene da Oblia. Di solito sbarcano a Lampedusa e poi dalla Sicilia prendono il volo..Non è certo ad Olbia che sono sbarcati.

L’aeroporto è movimentato, ci sono persone che attendono. Le porte si aprono, un ragazzo con un maglioncino verde abbraccia una ragazza. Molti sono abbronzati, tornano dalle ferie, le valigie pesanti e i pensieri leggeri. Non sembriamo un po’ spaesati. Le persone che aspettiamo non avranno valigie e forse hanno pensieri pesanti, o meglio, appesantiti. Incertezze e preoccupazioni. Ma anche sollievo e speranza, per essere finalmente arrivati. Ma arrivati dove?

C’è la luna, ci dirigiamo all’ufficio della guardia di finanza, ci fanno entrare solo quando arrivano i “nostri” carabinieri. Già perché ogni realtà che accoglie migranti viene scortata e supportata da forze dell’ordine. Cosi saremo scortati, cosi prevede la procedura. Non capisco bene perché dobbiamo essere scortati, mi colpisce il dispiegamento di forze dell’ordine. I carabinieri di Rivolta non hanno mai effettuato questa operazione. Chiedono a noi qualche informazione in più, ma sappiamo quanto loro. Certo è che attendiamo quattro uomini. Come biasimarli, i carabinieri: in effetti Mare Nostrum suona più di Lampedusa che di Rivolta. Entriamo direttamente sulla pista di atterraggio. I nostri passeggeri non passeranno dall’aeroporto. Del resto, non ritirano bagagli, non li attendono parenti né cartelli di taxisti pronti a sfrecciare per Milano. Sono tutti migranti che stanno arrivando sul volo da Olbia. Verranno accolti in diverse strutture della Lombardia.

Oltre a noi ci sono altri minibus, pullman grandi e anche un autobus di quelli scolastici. Alcune realtà che accolgono i migranti hanno mandato autisti e compagnie di trasporti a recuperare i “loro” migranti. Mi sembra un po’ impersonale e quasi troppo ordinato per essere in Italia. Alcuni autisti parlano tra loro “della volta precedente”. Capisco che non è la prima volta che fanno questo servizio e che ci hanno fatto un po’ il callo,, alle procedure, alle facce dei migranti, alle piste di atterraggio e a non farsi troppe domande. O forse non si può fare il callo a questa tragedia. Oh ma ti ricordi come erano conciati quelli dell’ultima volta? Poracci… Quanti ne prendi tu oggi? Io 7, tu? 4! Io 13! Domani li giochiamo al lotto. 4-7-13. Su che ruota? Che domande, quella di Milano, dove siamo adesso! Mi sembra una conversazione surreale.

Siamo in attesa, l’aria si fa fresca. La luna continua a splendere. Continuano a passare bus pieni di persone che sono appena sbarcate, seguiti dai carrelli delle loro valige. Su più di un bus c’è una pubblicità con scritto: A ognuno il suo conto. Già, a ognuno il suo conto.

L’aereo arriva. Uno alla volta i pullman sfileranno e recupereranno i loro migranti. Nessuno si è premurato di informare i volontari della croce Rossa delle ‘procedure’. Si chiedono e ci chiedono come funziona, del resto può essere che qualcuno dei migranti sia malato, del resto arrivano da un lungo viaggio in mare, un viaggio che neanche con uno sforzo di immaginazione possiamo figurarci. Anche i volontari della Croce Rossa rimangono a guardare mentre i pulmini sfilano davanti all’aereo, i migranti salgono a bordo e spariscono fuori dall’aeroporto, scortati dalle forze dell’ordine. Cominciamo a vedere i loro volti. Sono quasi tutti uomini, facce silenziose. Tanta stanchezza. Tocca a noi, mettiamo in moto, e scortati arriviamo ai piedi della scaletta dell’aereo. Siete di Cremona? No, Crema! Beh si sempre Cremona è! Ecco i nostri ragazzi, il maresciallo firma il fogli di presa in carico, giusto il tempo di dire Welcome che dobbiamo lasciare libera la pista. Ripartiamo, ovviamente scortati, verso Crema.

Mi giro e sullo scudo ci sono quattro uomini, sono siriani. Uno di loro parla bene inglese, sono ingegnere, mi dice. Vengono da città diverse, due hanno lasciato la Siria per andare in Libia a lavorare qualche anno fa, gli altri due sono arrivati in Libia pochi giorni prima di partire per l’Italia. In fuga dalla guerra; in fuga da più guerre mi dicono. È il caos. Anche in Libia è il caos, non si può più lavorare. Già, siamo scappati di morte in morte (e ridono. E mi sembra una risata stanca).

Dove siamo? dove stiamo andando?- Crema!

Sono molto stanchi, ma sollevati. Siamo arrivati in un posto sicuro. Parlano poco, ma ci dicono del loro viaggio per mare. Durato una quantità di tempo non definita. Estenuante. Dicono di persone ammassate, di cose poco umane. Con quattro barche che partono e solo due che arrivano. – E le altre?- spallucce- Tutti morti. Deglutisco. Perché finché lo senti in TV non suona cosi. Tutti morti.

Parlano di Libia e delle loro famiglie. Dopo un po’ il silenzio cala sullo Scudo. Arriviamo a Crema a notte fonda, giusto il tempo di lavarsi, mangiare e spiegare come funziona l’accoglienza. Ma sono siriani e i siriani spesso si fermano solo qualche giorno, per poi andare in altri Stati d’Europa. La loro accoglienza sarà breve.

Chiedono di vedere dov’è Crema, su una cartina. - Crema? Crema come quella che metti sul cioccolato?- (ridiamo) si!

Buona notte.

You’re welcome. Welcome.

 

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