"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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L'amore di Dio nel mondo, gli auguri di Natale del Vescovo Daniele

Ricordiamo senz’altro la celebre parabola di Gesù sul «buon samaritano»: parabola che Gesù racconta per rispondere alla domanda: «Chi è il mio prossimo?», e che però, alla fine, porta l’interlocutore (e il lettore del vangelo) a sentirsi dire da Gesù: tu devi farti prossimo dell’altro, del bisognoso, del tribolato: tu sei, o dovresti essere, il «prossimo». La tradizione cristiana antica ha intuito che questa parabola, che Gesù racconta, ci parla anche di lui; ci dice che lui – anzi, Dio stesso, in lui – si è fatto prossimo, si è avvicinato all’uomo caduto nel peccato e nella miseria, per ridargli vita e salvezza. Il Natale è, possiamo dire, il canto, il poema bellissimo di questa prossimità. Il Figlio di Dio non entra in questo mondo nascendo in un palazzo regale, ma in una stalla, o in una grotta; sua madre non è una figlia di re, ma una ragazza di un paese sconosciuto; lo visitano dei semplici pastori; e se, dopo un po’, arrivano anche dei sapienti da un paese lontano (i Magi), questa visita inaspettata trasforma subito Gesù e la sua famiglia in profughi, in emigranti che devono scappare per fuggire la violenza del tiranno.

Ma proprio così si capisce chi vuole essere Dio per noi: il Dio vicino, il Dio che si fa prossimo, il Dio che ha abitato nelle nostre case, si è lasciato cullare tra le braccia di una madre, è vissuto semplicemente tra gli uomini, ha camminato per le nostre strade, ha lavorato con le nostre mani, ha conosciuto la gioia e il pianto, l’amicizia e il rifiuto, ha mangiato e bevuto, si è accostato alla sofferenza e al dolore, fino a morire condannato come un delinquente… Il mio augurio, per il Natale, è anzitutto che ciascuno possa trovare qualche minuto di tempo per stare davanti al presepio e contemplare il Dio vicino, il Dio che in Gesù Cristo si è fatto prossimo, prossimo a tutti noi e a ciascuno di noi; prossimo fino a nascere bambino in mezzo a noi, prossimo fino a morire della morte di tutti noi.

E poi, ancora, vorrei augurare che questa vicinanza di Dio fosse avvertita da quelli che si sentono più lontani da Lui, quelli che la solitudine, la malattia, la mancanza di speranza, di lavoro, di prospettive, di una patria, rendono più tristi e forse anche più arrabbiati e disperati. E, finalmente, auguro a me e a tutti che la contemplazione del Figlio di Dio, nato a Betlemme, susciti questa domanda: e io, come posso farmi prossimo all’altro? Quale gesto posso fare, perché il Natale offra consolazione, speranza, fiducia, pace, gioia… a chi non ne ha? L’augurio è che, trovando una risposta a questa domanda, e compiendo qualche gesto di prossimità, di vicinanza all’altro, il Natale non resti un bel sentimento passeggero, ma incarni ancora nel nostro mondo l’amore di Dio, che ha voluto farsi come uno di noi, per renderci partecipi della sua stessa vita. A tutte e a tutti l’augurio più cordiale e affettuoso di buon Natale!

 

+ Daniele Gianotti

Qui puoi scaricare il materiale della 1^ Giornata Mondiale dei Poveri e le registrazioni del primo Convegno diocesano delle Caritas Parrocchiali.

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