"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

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Albania 2011 - In Albania oltre i pregiudizi

Un’esperienza nella quale anche i volontari cremaschi hanno imparato molto. La visita di Mons. Massafra vescovo di Scutari.

I campi all’estero della Caritas diocesana

Ogni anno la Caritas diocesana organizza Campi estivi all’estero, in particolare nel Kosovo, in Montenegro e in Albania. Nazioni uscite dall’esperienza drammatica del comunismo e che si stanno rapidamente risollevando dal punto di vista sociale, economico e anche cristiano.

 Quest’anno s’è riusciti a mettere in atto un solo campo in Albania, precisamente a Scutari, la “capitale” del nord del del Paese, tradizionalmente la città più colta e anche la più cattolica. Molti giovani erano impegnati nella GMG di Madrid e quindi non hanno potuto rispondere alla proposta di volontariato caritativo internazionale che ogni anno viene lanciata ai giovani dai 18 ai 30 anni.  Ma si spera in un numero maggiore l’anno prossimo visto che non è in programma la Giornata Mondiale della Gioventù.

“Le iniziative dei campi estivi nei Balcani (che s’aggiungono a quelle in missione, organizzate dall’Ufficio missionario) – spiega il responsabile Fabrizio – sono iniziate nel 2004 e ogni anno vengono riproposte. All’inizio in Kosovo e Montenegro si organizzavano anche campi di lavoro (con impegno manuale) e iniziative rivolte agli adulti (vicinanza agli anziani, ad esempio). Ora ci rivolgiamo soprattutto ai ragazzi e alle ragazze con attività estive, molto simili ai nostri Grest.”

Il gruppo che ha partecipato al campo è stato adeguatamente preparato: la Caritas ha organizzato  infatti quattro appuntamenti nei giovedì di maggio e di giugno scorsi sui temi: Alla scoperta dei Balcani, il ruolo della Caritas; Il mondo da un’altra prospettiva: capire e convivere con una cultura differente dalla nostra; L’unione fa la forza, la vita di gruppo; Ci mettiamo in gioco? L’organizzazione pratica delle attività.

Al termine dell’esperienza – che dura circa 15 giorni – viene somministrato ai partecipanti un questionario per verificare insieme cosa è cambiato in loro, cosa hanno imparato, come si può migliorare per il futuro.

GREST A SCUTARI

Con i ragazzi e le ragazze della parrocchia di Arra e Made.

Esperto di Balcani è Fermano Nobili, responsabile del gruppo Fabrizio, operatore Caritas Crema. Il 29 di luglio, con sette ragazze e due giovani sono partiti per l’Albania. Destinazione Scutari, presso la parrocchia di Arra e Made, guidata dai francescani, in centro città: padre Gjon il parroco, padre Deda curato e direttore dell’annesso convitto.

Obiettivo dei cremaschi, un campo di animazione per i bambini e i ragazzi della comunità: una sorta di Grest all’italiana. È il “Campo Caritas” messo in atto per quest’anno. Ne parlano Fabrizio e Lavinia, affiancati da Fermano.

“La nostra attività  - raccontano- si è rivolta a ragazzi/e dai 6 ai 18 anni, in vacanza scolastica: molti di essi abitano in Italia, in Svizzera e in Germania ed erano tornati a Scutari per l’estate. Il nostro compito è stato quello di coordinare gli adolescenti albanesi nella preparazione delle attività di Grest.”

La parrocchia di Arra e Made è abitata prevalentemente da famiglie scese dalle montagne circostanti per venire ad abitare in città. Ciò è avvenuto soprattutto dopo la caduta del regime, negli anni novanta. Scutari è in fase di espansione, molto caotica, con palazzi che sorgono come funghi e le periferie abbondanti, con abitazioni disagiate. Comunque c’è un miglioramento generale delle condizioni di vita, rispetto a qualche anno fa.

L’industria non esiste nel nord dell’Albania, la gente vive ancora di agricoltura; in città campano di terziario e di lavori saltuari; “ogni mattina si vedono molti uomini e giovani ai bordi delle strade – racconta Fabrizio – in attesa che qualcuno li prenda a giornata.” Si adattano a fare di tutto, pur di sopravvivere, “del resto – aggiunge Lavinia- c’è molta voglia di fare, anche tra i giovani. Desiderio di riscattarsi e di portare la nazione a un livello di vita migliore.”

Qui la gente professa tre religioni: troviamo musulmani, cattolici e ortodossi. Questi ultimi una minoranza. I rapporti sono di pacifica convivenza. Non si vivono le tensioni che si vedono da altre parti: “Nella piazza principale – continuano i nostri amici- la moschea con il minareto è affiancata dalla chiesa francescana con la croce e da quella ortodossa. Alla mattina ci si sveglia al canto del muezzin, quindi del gallo, poi al suono di campane e carillon cristiani.”

“La giornata tra i ragazzi – racconta Fabrizio- era divisa, tra mattina e pomeriggio, con attività ludiche alle quali si accompagnavano laboratori di abilità manuale: creta, braccialetti di cotone, disegni… Gli adolescenti sanno l’italiano e ci aiutavano a tenere i rapporti con tutti gli altri. Sanno l’italiano perché lo studiano a scuola e vedono molto la nostra televisione. Ma parlano anche altre lingue, perché hanno un talento naturale nell’apprenderle; abbiamo lavorato molto per stringere rapporti con gli adolescenti: l’idea dei francescani infatti è quella di formare un gruppo che possa portare avanti l’attività durante l’anno. Il progetto è anche di portarli in Italia per partecipare alla nostra esperienza e lavorare poi nella loro realtà.”

“Facevamo anche momenti di preghiera, continua Lavinia. La mattina prima di iniziare l’attività si pregava. La domenica mattina gli adolescenti animavano la Messa. Per loro e per noi italiani padre Deda celebrava un’altra messa durante la settimana.

I ragazzi hanno risposto molto bene alla proposta che è stata loro offerta, avevamo di media ottanta presenze al giorno, che variavano anche molto. I ragazzi venivano da soli e se ne andavano da soli con un’autonomia che da noi non esiste. Non abbiamo mai visto un genitore. Sono ragazzi emancipati molto indipendenti, sanno il fatto loro, sono molto svegli, i più grandi curano i fratelli più piccoli.”

Lavinia, che era alla sua prima esperienza in Albania (Fabrizio invece è un veterano cresciuto “con i campi nei Balcani”), aggiunge:” Abbiamo creato un bellissimo rapporto di amicizia con molti adolescenti e questa è una delle cose più belle che porto dall’Albania. Sono molto religiosi, molti fanno i chierichetti e si staccavano dalle attività per andare a Messa, s’impegnano nel coro, nel leggere le letture, cantano tutti molto bene.”

Martedì 2 agosto il Grest di Arra e Made ha ricevuto la visita del vescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra. È passato durante la mattinata, ha presieduto la piccola preghiera di apertura e si è intrattenuto per assistere all’inizio delle attività. Il Vescovo ha un forte feeling con i ragazzi ed è molto conosciuto. “Ci ha fatto un’ottima impressione –dicono i cremaschi- ci ha chiesto conto della nostra attività, si è intrattenuto  a parlare, ha sottolineato l’importanza dei legami con Crema, si è augurato che altri progetti possano essere attivati anche in futuro.”

Un bilancio della vostra esperienza?  “Senza dubbio ottima, afferma Fabrizio. Il gruppo, molto unito, ha lavorato bene. Il nostro intento era quello di creare buoni rapporti tra noi e lasciare là qualcosa che possa essere utile al loro futuro, un metodo di lavoro soprattutto. Ma anche noi abbiamo portato a casa molto, sia a livello umano sia a livello culturale: abbiamo visto nuove località, conosciuto meglio la loro cultura e vinto anche molti pregiudizi persistenti nei confronti degli Albanesi. E Lavinia conclude: “Siamo partiti in nove persone che non ci conoscevamo e siamo riuscite a collaborare bene. Un’esperienza dunque positiva anche per noi che con umiltà abbiamo cercato di imparare.”

 

Qui puoi scaricare il materiale della 1^ Giornata Mondiale dei Poveri e le registrazioni del primo Convegno diocesano delle Caritas Parrocchiali.

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