"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

Nord Africa: cresce l'emergenza

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia
e in tutta l’area nordafricana.
«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli.
Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons.
Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.
Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili.
Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha
chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e
sull’intera regione nordafricana».
A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento
con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati
che si sono messi a disposizione. Padre Sandro De Pretis, sacerdote trentino rientrato in Libia
poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto
eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose –
dice padre De Pretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora
più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici».
Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e
bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono
accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità
e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano
impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto,
nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.
Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre
Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano
arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che
di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo
bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella
distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché
sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff
Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad
attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di
molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.
Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne
sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale
difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata
per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.
Roma, 21 marzo 2011

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia  e in tutta l’area nordafricana.

«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.  Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».

A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati che si sono messi a disposizione. Padre Sandro De Pretis, sacerdote trentino rientrato in Libia poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose – dice padre De Pretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici».

Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto, nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.

Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.

Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.

Roma, 21 marzo 2011

Comunicato di Caritas Italiana

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