"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

 

Questo filone di impegno della Caritas diocesana sviluppa in modo particolare un'attenzione al promuovere prassi e cammini di educazione alla pace, giustizia, salvaguardia del creato, mondialità e al servizio, orientando la propria azione verso:

  • le azioni di difesa e tutela dei diritti dei popoli più poveri
  • l'intervento nelle emergenze a livello nazionale e internazionale dalla risposta immediata alla riabilitazione e allo sviluppo
  • i cammini di accompagnamento delle Chiese sorelle
  • la cooperazione internazionale
  • l'elaborazione e la realizzazione di percorsi di pace e riconciliazione
  • interventi informativi e formativi nelle scuole, nelle parrocchie e nei gruppi che ne fanno richiesta

In questa sezione troverete informazioni, documentazione e sussidi relativi a:

  • Progetti all’estero
  • Attività di Educazione alla Mondialità
  • Informazioni sulle emergenze

 

Corno d'Africa: fame di pane e futuro

Per domenica 18 settembre 2011 la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una raccolta
straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas
Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia.
Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime di
questa emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo
ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya,
Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi. Continua l’afflusso di
profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000
rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del paese. Secondo Abba Agos
Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di
essere una grande tragedia dimenticata. «Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato,
soprattutto dalla rete delle Caritas. Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui
giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi».
Proprio per non dimenticare i fratelli africani nella sofferenza, la CEI ha indetto la raccolta di
domenica 18 settembre 2011. Caritas Italiana finora ha inviato 700.000 euro per sostenere le
azioni delle Caritas dei paesi colpiti che proseguono incessantemente. Oltre agli aiuti concreti ha
lanciato la campagna di sensibilizzazione “Fame di pane e di futuro” mettendo a disposizione
delle Caritas diocesane strumenti per l’approfondimento e l’animazione.
Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità
soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania.
In Kenya ed Etiopia l’ambito principale di azione, su cui verranno canalizzati i fondi raccolti è l’aiuto
alimentare con la distribuzione di razioni alimentari e l’assistenza nutrizionale e sanitaria a
persone vulnerabili (soprattutto bambini, donne incinte o che allattano, malati, disabili, anziani,
sfollati). Per l’immediato futuro è necessario agire sulla conservazione dell’acqua (pozzi, cisterne e
ripristino di sorgenti; realizzazione di dighe e terrazzamenti), ma bisogna anche dare sostegno alla
ripresa dell’allevamento e dell’agricoltura (distribuzione di animali e foraggio; fornitura di
sementi più resistenti alla siccità e di attrezzi agricoli, cure veterinarie).
Per quanto riguarda la Somalia, Caritas Italiana sostiene, pur nella precarietà della situazione
politica, le attività di Caritas Somalia in varie zone del Paese: distribuzione di viveri a favore di 515
famiglie particolarmente colpite nelle zone circostanti la città di Brava, viveri ed aiuti d’urgenza anche
nel Basso Giuba, a favore di 2730 bambini sotto i 5 anni, 945 donne incinte o che allattano, 670
anziani. È prevista anche la costruzione di un ambulatorio nella zona di Boqoley e la distribuzione di
aiuti in circa 8 campi profughi a Mogadiscio.
Caritas Italiana, nel rinnovare l’appello alla solidarietà, ricorda che la colletta è anche occasione per
un impegno che, oltre l’aiuto d’urgenza, interpelli le coscienze e faccia riflettere sulle cause strutturali
e sulle concause della crisi: meccanismi perversi del sistema economico-finanziario mondiale,
politiche agricole adottate dai paesi colpiti e da quelli più ricchi, incuranza per l’ambiente e il
riscaldamento globale, ma anche il commercio delle armi che alimenta i conflitti e rende ancora più
catastrofico l’impatto delle emergenze naturali.

Per domenica 18 settembre 2011 la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una raccolta straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia. Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime diquesta emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi. Continua l’afflusso di profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000 rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del paese. Secondo Abba Agos Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di essere una grande tragedia dimenticata. «Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato, soprattutto dalla rete delle Caritas. Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi».

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Corno d'Africa, la fame chiama

Domenica 18 settembre la Giornata di raccolta fondi

Un pressante invito “a dividere il pane con i bisognosi”. Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui “tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni”.
Le stime delle persone colpite dalla terribile siccità che coinvolge la Somalia, l’Etiopia, il Kenya, Gibuti e mette a rischio l’Eritrea, il Sud Sudan, l’Uganda e la Tanzania hanno superato i 12 milioni e le notizie sono sempre più allarmanti.
S.E. Mons. Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, parla di situazione disperata e ha sottolineato come la doverosa e urgente solidarietà deve essere accompagnata dall’impegno per risolvere a monte le cause strutturali della crisi in Somalia, abbandonata da due decenni in una situazione di anarchia e conflitto.
Unendosi alle parole del Santo Padre, la presidenza della CEI, a nome dei Vescovi italiani, ha disposto l’immediato stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8 per mille, a cui Caritas Italiana ha aggiunto un ulteriore contributo di 300.000 euro, e ha lanciato una colletta nazionale con una raccolta straordinaria per domenica 18 settembre 2011, al fine di sollecitare le comunità cristiane e tutti gli uomini di buona volontà ad esprimere fattivamente solidarietà alle popolazioni colpite dalla siccità attraverso gli interventi di Caritas Italiana in collaborazione con le Caritas locali che da mesi sono mobilitate per rispondere ai bisogni.
Le offerte raccolte dovranno essere integralmente inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su UniCredit Banca di Roma SpA, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119  specificando nella causale "Carestia Corno d’Africa 2011".
Emergenza Corno d'Africa
Un pressante invito “a dividere il pane con i bisognosi”. Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui “tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni”.
Le stime delle persone colpite dalla terribile siccità che coinvolge la Somalia, l’Etiopia, il Kenya, Gibuti e mette a rischio l’Eritrea, il Sud Sudan, l’Uganda e la Tanzania hanno superato i 12 milioni e le notizie sono sempre più allarmanti.
S.E. Mons. Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, parla di situazione disperata e ha sottolineato come la doverosa e urgente solidarietà deve essere accompagnata dall’impegno per risolvere a monte le cause strutturali della crisi in Somalia, abbandonata da due decenni in una situazione di anarchia e conflitto.Manifesto Caritas Italiana
Unendosi alle parole del Santo Padre, la presidenza della CEI, a nome dei Vescovi italiani, ha disposto l’immediato stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8 per mille, a cui Caritas Italiana ha aggiunto un ulteriore contributo di 300.000 euro, e ha lanciato una colletta nazionale con una raccolta straordinaria per domenica 18 settembre 2011, al fine di sollecitare le comunità cristiane e tutti gli uomini di buona volontà ad esprimere fattivamente solidarietà alle popolazioni colpite dalla siccità attraverso gli interventi di Caritas Italiana in collaborazione con le Caritas locali che da mesi sono mobilitate per rispondere ai bisogni.
Per sostenere tale progetto potete:
  • venire direttamente presso i nostri uffici di Piazza Duomo, 27 a Crema
  • effettuare un bonifico bancario su Conto Corrente intestato a Diocesi di Crema - Ufficio Caritas IBAN: IT87B0306956841000001960101 indicando la causale "Carestia Corno d’Africa 2011"
Le offerte raccolte verranno versate a Caritas Italiana. Per avere maggiori informazioni clicca qui.

Giappone: l'impegno della Caritas

La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio
dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà.
«Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas
Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello
nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un  grande senso di unità, di solidarietà, di
condivisione.
A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto
e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è
un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese.
In tutte le parrocchie e in molte scuole cristiane è stata avviata una raccolta fondi da
utilizzare per gli aiuti d’urgenza e, in un secondo momento, nel piano di ricostruzione delle
case colpite. Le diocesi e le congregazioni religiose hanno indicato Caritas Giappone come
referente unitario per le donazioni.
Il potente terremoto ha danneggiato in particolare quattro province nella diocesi di
Sendai: Aomori, Iwate, Miyagi e Fukushima. In quest’ultima è stata danneggiata la
centrale nucleare e c’è grande apprensione per le possibili gravissime conseguenze.
Nella città di Sendai, molti edifici hanno resistito, ma gli abitanti hanno paura e i rifugi
temporanei sono dunque ancora in piena attività. La Caritas continua a fornire beni di
prima necessità anche grazie al sostegno di molti volontari: circa 200 persone sono
attivamente impegnate già dai primi giorni dopo il disastro.
Anche a livello internazionale la mobilitazione è stata grande, a partire proprio dalle
Caritas dell’Asia: Myanmar, Vietnam, Singapore, Macao, Taiwan, ma anche Corea, India e
Pakistan.
Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed ha lanciato una raccolta
fondi per continuare a sostenere gli interventi di Caritas Giappone.
Roma, 23 marzo 2011

La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà.

«Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un  grande senso di unità, di solidarietà, di condivisione.

A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese.

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Nord Africa: cresce l'emergenza

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia
e in tutta l’area nordafricana.
«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli.
Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons.
Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.
Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili.
Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha
chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e
sull’intera regione nordafricana».
A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento
con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati
che si sono messi a disposizione. Padre Sandro De Pretis, sacerdote trentino rientrato in Libia
poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto
eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose –
dice padre De Pretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora
più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici».
Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e
bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono
accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità
e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano
impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto,
nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.
Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre
Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano
arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che
di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo
bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella
distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché
sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff
Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad
attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di
molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.
Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne
sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale
difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata
per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.
Roma, 21 marzo 2011

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia  e in tutta l’area nordafricana.

«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.  Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».

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Terremoto in Giappone: ancora scosse

Dopo il sisma e il conseguente maremoto,
sono decine di milioni gli sfollati, mentre la terra continua a tremare.
Da Caritas Italiana un primo contributo di centomila euro
«Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi
tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per
portare aiuto».
Le parole pronunciate ieri dal Santo Padre incoraggiano gli sforzi della Chiesa in Giappone
dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito in particolare il nord del Paese.
S.E. Mons. Isao Kikuchi, presidente di Caritas Giappone, ringrazia per i messaggi di
solidarietà e vicinanza ricevuti dalle Caritas di ogni continente e sottolinea la necessità di
sentirsi uniti e sostenuti sia negli interventi di aiuto che nella preghiera.
Caritas Giappone, pur essendo molto piccola, si è prontamente attivata.
Sono quattro le diocesi più colpite: Sendai, che ha subito i danni maggiori, Sapporo,
Saitama e Tokyo.
A Tokyo, alcune parrocchie si sono attivate per accogliere e fornire cibo alle persone
rimaste bloccate a causa dell’interruzione dei trasporti.
Nella diocesi di Saitama si stanno raccogliendo le disponibilità dei volontari da inviare poi
nelle zone più colpite. Il vescovo, S.E. Mons. Marcellinus Daiji Tani, si è detto
particolarmente preoccupato per la situazione della centrale nucleare di Fukushima.
La Caritas ha lanciato una campagna di solidarietà e ieri in tutte le chiese del paese è
stata una giornata di preghiera e di raccolta fondi per le vittime del terremoto. Anche le
scuole cattoliche, le associazioni e gli istituti hanno avviato raccolte.
È stato attivato un team di emergenza per monitorare la situazione nelle diverse zone
colpite. Il direttore di Caritas Giappone, padre Daisuke Narui, ha confermato che è in atto
una mobilitazione generale, anche di volontari, e in collegamento con Ong locali.
L’attenzione prioritaria è alle fasce più deboli della popolazione e include anche azioni di
sostegno psicologico. La Caritas si impegna inoltre a concentrarsi in particolare sulla fase
della riabilitazione.
Caritas Italiana rinnova la vicinanza a Caritas Giappone e alla popolazione colpita e mette
a disposizione un primo contributo di centomila euro. Resta in collegamento anche con la
rete internazionale per seguire l’evolversi della situazione e sostenere gli interventi avviati.
Roma, 14 marzo 2011

Dopo il sisma e il conseguente maremoto, sono decine di milioni gli sfollati, mentre la terra continua a tremare. Da Caritas Italiana un primo contributo di centomila euro

«Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto». Le parole pronunciate ieri dal Santo Padre incoraggiano gli sforzi della Chiesa in Giappone dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito in particolare il nord del Paese. S.E. Mons. Isao Kikuchi, presidente di Caritas Giappone, ringrazia per i messaggi di solidarietà e vicinanza ricevuti dalle Caritas di ogni continente e sottolinea la necessità di sentirsi uniti e sostenuti sia negli interventi di aiuto che nella preghiera. Caritas Giappone, pur essendo molto piccola, si è prontamente attivata. Sono quattro le diocesi più colpite: Sendai, che ha subito i danni maggiori, Sapporo, Saitama e Tokyo. A Tokyo, alcune parrocchie si sono attivate per accogliere e fornire cibo alle persone rimaste bloccate a causa dell’interruzione dei trasporti. Nella diocesi di Saitama si stanno raccogliendo le disponibilità dei volontari da inviare poi nelle zone più colpite. Il vescovo, S.E. Mons. Marcellinus Daiji Tani, si è detto particolarmente preoccupato per la situazione della centrale nucleare di Fukushima.  La Caritas ha lanciato una campagna di solidarietà e ieri in tutte le chiese del paese è stata una giornata di preghiera e di raccolta fondi per le vittime del terremoto. Anche le scuole cattoliche, le associazioni e gli istituti hanno avviato raccolte. È stato attivato un team di emergenza per monitorare la situazione nelle diverse zone colpite. Il direttore di Caritas Giappone, padre Daisuke Narui, ha confermato che è in atto una mobilitazione generale, anche di volontari, e in collegamento con Ong locali. L’attenzione prioritaria è alle fasce più deboli della popolazione e include anche azioni di sostegno psicologico. La Caritas si impegna inoltre a concentrarsi in particolare sulla fase della riabilitazione. Caritas Italiana rinnova la vicinanza a Caritas Giappone e alla popolazione colpita e mette a disposizione un primo contributo di centomila euro. Resta in collegamento anche con la rete internazionale per seguire l’evolversi della situazione e sostenere gli interventi avviati.

Roma, 14 marzo 2011

Comunicato Stampa di Caritas Italiana

Giappone: continua l'emergenza

Caritas Giappone organizza gli interventi nelle zone colpite da terremoto e tsunami

In generale grande compostezza e dignità, ma anche grande solidarietà, sia pur in una comprensibile situazione di paura diffusa. Così il direttore di Caritas Giappone, padre Dasuke Narui sintetizza il comportamento del popolo giapponese. Le dimensioni della catastrofe che ha colpito il Paese sono sempre più preoccupanti, la terra non smette di tremare e cresce il timore per le conseguenze dei danni agli impianti nucleari.

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Terremoto Giappone: allerta Tsunami

In tutto il Pacifico si teme l’arrivo di onde anomale. La Caritas si è attivata
Un violentissimo terremoto e uno tsunami hanno colpito il nord del Giappone ed è allerta
tsunami in tutto il Pacifico
Onde alte dieci metri hanno devastato la costa di Sendai, nel nordest del Giappone e il
Paese è sconvolto da questa emergenza.
Il Presidente di Caritas Giappone, S.E. Mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha
assicurato l’impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui si sta
attivando per far fronte ai bisogni più urgenti. La Caritas in Giappone è un piccolo
organismo che comunque ogni anno riesce a sostenere un centinaio di progetti nel Paese e
all’estero per circa 3 milioni di dollari. Si è attivata in passato per grandi emergenze in
Asia, come lo tsunami del 2004, il terremoto in Pakistan del 2005 e quello a Yogyakarta
nel 2006.
In tutto il territorio nazionale con 127 milioni di giapponesi i cattolici sono circa 450mila,
pari allo 0,35%, sparsi in 16 diocesi.
Caritas Italiana esprime solidarietà e vicinanza nella preghiera a Caritas Giappone e alla
popolazione colpita ed è pronta, in collegamento con la rete internazionale, a sostenerne
gli sforzi una volta messo a punto un piano di primo intervento.
Resta anche in contatto con le altre Caritas del Pacifico per monitorare l’evolversi
dell’allerta tsunami. In particolare gli operatori di Caritas Italiana in Indonesia riferiscono
al momento, dopo l’allarme lanciato, di una vigile situazione di attesa.
Roma, 11 marzo 2011

In tutto il Pacifico si teme l’arrivo di onde anomale. La Caritas si è attivata

Un violentissimo terremoto e uno tsunami hanno colpito il nord del Giappone ed è allerta tsunami in tutto il Pacifico  Onde alte dieci metri hanno devastato la costa di Sendai, nel nordest del Giappone e il Paese è sconvolto da questa emergenza. Il Presidente di Caritas Giappone, S.E. Mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha assicurato l’impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui si sta attivando per far fronte ai bisogni più urgenti. La Caritas in Giappone è un piccolo organismo che comunque ogni anno riesce a sostenere un centinaio di progetti nel Paese e all’estero per circa 3 milioni di dollari. Si è attivata in passato per grandi emergenze in Asia, come lo tsunami del 2004, il terremoto in Pakistan del 2005 e quello a Yogyakarta nel 2006. In tutto il territorio nazionale con 127 milioni di giapponesi i cattolici sono circa 450mila, pari allo 0,35%, sparsi in 16 diocesi. Caritas Italiana esprime solidarietà e vicinanza nella preghiera a Caritas Giappone e alla popolazione colpita ed è pronta, in collegamento con la rete internazionale, a sostenerne gli sforzi una volta messo a punto un piano di primo intervento. Resta anche in contatto con le altre Caritas del Pacifico per monitorare l’evolversi dell’allerta tsunami. In particolare gli operatori di Caritas Italiana in Indonesia riferiscono al momento, dopo l’allarme lanciato, di una vigile situazione di attesa.

Roma, 11 marzo 2011

Comunicato stampa di Caritas Italiana

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