"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

Ludopatia e gioco d’azzardo: le contraddizioni del Paese ed il difficile rapporto con il denaro

La ludopatia, o gioco d’azzardo patologico, sembra essere il tema del momento: se ne parla in tv, sui giornali, nelle radio e sono sempre più frequenti le occasioni di incontro e approfondimento, anche sul nostro territorio. Sabato 26 ottobre a Crema si è tenuto un convegno patrocinato da Comune, Diocesi e Legadelleautonomie per avviare un confronto sul tema facendo una fotografia della realtà locale.

Si è trattato di un momento interessante con l’unico non trascurabile difetto legato alla presenza quasi esclusiva di istituzioni e addetti ai lavori. I dati raccontano di un aumento esponenziale di giocatori che si rivolgono alle strutture specializzate per chiedere aiuto (in primis SerD di Crema e unità operativa di Rivolta D’Adda) e di un fenomeno in crescita costante; in città, su 223 esercizi pubblici, ben 107 (7 sono sale giochi) hanno al loro interno slot machine e video poker ma gli amministratori, anche quelli più sensibili, hanno le mani legate e possibilità di intervenire “solo” in modo indiretto attraverso aumenti dell’Imu alle sale slot o azioni di sensibilizzazione sulla cittadinanza affinché ci sia una maggiore consapevolezza dei rischi. La questione è complessa tanto quanto il giro d’affari legato all’industria del gioco e lo Stato assume da sempre posizioni contraddittorie: già nel 1985 infatti la Corte Costituzionale ha rimandato al legislatore la disorganicità della legge sul gioco d’azzardo ma gli interventi che sono seguiti non sono riusciti a sciogliere i numerosi nodi evidenziati. Vi è poi una questione fondante che si spinge ben oltre il tema della legalità (parliamo infatti di gioco d’azzardo legalizzato) e che si potrebbe sintetizzare in questa domanda: il gioco d’azzardo è un illecito morale? E, nel caso lo fosse, può uno Stato avallare tale illecito?

E’ evidente d’altra parte che per le persone quello del gioco d’azzardo è un tema strettamente connesso all’uso del denaro, alla concezione del denaro, al rischio di trasformarlo in un idolo; da questo punto di vista anche alcune recenti prese di posizione di Papa Francesco sono risultate illuminanti rispetto all’uso che facciamo del denaro. Gli oggetti infatti hanno perso il loro valore funzionale e rispondono sempre più ad una logica di soddisfacimento di desideri molte volte indotti: la necessità quindi è avere a disposizione denaro per poter soddisfare questi desideri ed il gioco d’azzardo offre una facile sponda, la promessa di ricchezza e fortuna con poco investimento, anche se poi questa promessa si rivela fasulla.

Anche la Caritas di Crema intercetta con sempre maggior frequenza persone con problematiche legate al gioco d’azzardo; questo avviene sia presso il Centro di Ascolto diocesano dove in alcune occasioni si presentano persone con situazioni economiche deficitarie o fortemente compromesse anche a causa dei problemi di gioco sia  presso la Casa di Accoglienza dove la richiesta di accoglienza e di presa in carico per un percorso di riabilitazione concordato con i presidi sanitari testimonia la gravità della situazione sia in ordine alla perdita della casa (sfratti o interventi delle banche) sia in ordine a situazioni debitorie spesso molto gravi che necessitano di piani di rientro e rateizzazione del debito.

La crisi economica e la perdita del lavoro non hanno quindi interrotto certi comportamenti a rischio ma al contrario hanno spinto in modo ancor più compulsivo verso la “ricerca della fortuna” e la facile soluzione dei problemi ponendo ancora una volta l’accento sul tema degli stili di vita, i livelli di benessere dell’individuo e della famiglia, il tema educativo. E’ per queste ragioni che senza dubbio torneremo a parlarne, con l’obiettivo però di inquadrare la questione in una più ampia cornice di orientamenti e valori.

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